Tracciati d’Arte n. 7
Bellezza e Benessere nell’antico Egitto e nell’età Classica
Il concetto di estetica si fonde con quello della bellezza, dell’armonia, dell’equilibrio e del rispetto delle proporzioni. In tutte le epoche l’estetica ha sempre rappresentato un obiettivo da perseguire nelle varie espressioni delle scienze umane. Gli antichi egizi sentivano l’esigenza di mantenere uno standard ottimale di salute e armonia. Per loro la cura del corpo era intesa come esaltazione della bellezza, che trovava i suoi validi “alleati” nel mondo vegetale e nella terra. L’argilla era un elemento prezioso, che veniva usato come maschera per purificare viso, corpo e capelli, favorendo l’eliminazione delle impurità. Gli Egizi credevano che la vita e la bellezza potessero continuare nell’aldilà e che tutto ciò che rendesse più bello e forte il corpo avesse un significato spirituale; consideravano la cura dello stesso un rito sacro in cui la cosmesi acquistava un ruolo importante. La cura del corpo era un processo culturale comune non solo ai faraoni, ma anche ai popolani, la detergenza del viso e del corpo avveniva con l’uso di prodotti ottenuti con acqua filtrata attraverso le ceneri, oppure dalla mescolanza con oli. L’idratazione della pelle avveniva con sostanze emollienti e aromatiche (olio di balano, dattero, mandorle, sesamo, ricino e, dopo la metà del secondo millennio a.C, con olio d’oliva).
All’olio d’oliva si aggiungevano resine balsamiche, come quelle di cipresso, mirra e galbano per prevenire le rughe. La tonificazione avveniva invece con l’uso di acque aromatiche, che si ottenevano dalla macerazione di fiori di rosa, giglio, loto, ninfee e gelsomino. I capelli, come la pelle, erano oggetto di cura, per uomini e donne; venivano colorati con l’hennè (foglie e radici di Lawsonia Inermis), che cresceva sul delta del Nilo e conferiva ai capelli e alla pelle un colore rosso, simbolico richiamo al fuoco, all’energia e al calore ed espressione di seduzione. La cura del corpo era nota e ricercata anche in tutta l’Antica Grecia: dall’utilizzo di cosmetici, di oli ed unguenti profumati per il massaggio del corpo ai bagni alla lavanda; inoltre non bisogna dimenticare che le donne achee dedicavano parte del loro tempo a curare e mantenere giovane la propria pelle e la propria proverbiale bellezza, più volte ritratta, celebrata dai poeti e scolpita nella pietra secondo i canoni armonici del numero aureo. Nell’antica Grecia grande importanza è stata data alla ricerca del bello, dell’armonia, della bellezza ideale; fra tutte le arti la scultura è stata quella che ha illustrato in modo più chiaro il percorso di perfezionamento dell’arte greca, alla ricerca spasmodica di canoni di bellezza universali; si assiste quindi ad una spettacolare evoluzione, partendo da figure appena abbozzate e dalle pose innaturali (i kuros e Kore), fino a giungere a capolavori di fama mondiale (quali la Venere di Milo e la Nike di Samotracia), dove l’abilità dello scultore raggiunge un livello tale da creare opere assolutamente verosimili, dove la pietra perde la propria consistenza, diventando morbida e calda, assume le forme di un impalpabile e vellutato tessuto e trionfa nella rappresentazione di soffici e setosi capelli al vento. Il corpo, tempio dell’anima, rappresenta l’elemento fondamentale ed onnipresente della cultura ellenica. La bellezza di queste sculture, dopo più di due millenni, è riconosciuta ai giorni nostri, a riprova di come gli antichi greci fossero giunti ad elaborare i perfetti canoni della bellezza.
Fabiana Paris