Teatro Argentina

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Tracciati d’Arte n.7

PI7_1 Eduardo De Filippo riletto da Toni Servillo dal 7 al 31 maggio sul palcoscenico del Teatro Argentina

A cura di Patrizia Iovine

Toni Servillo ritorna dopo dieci anni- dalla messinscena applauditissima di Sabato Domenica e Lunedì – alla drammaturgia di Eduardo De Filippo con Le voci di dentro un testo scritto nel 1948 presentato in anteprima a Marsiglia e poi al Piccolo Grassi di Milano nel mese di marzo. Dal 7 al 31 maggio il palcoscenico del Teatro Argentina di Roma vedrà rivivere i personaggi creati dall’acuta penna dell’autore partenopeo, il pubblico capitolino assisterà alla visione onirica del protagonista, Alberto Saporito. Al fianco del versatile Toni Servillo che ne firma anche la regia, una compagnia ben assortita; Peppe Servillo, Chiara Baffi, Betti Pedrazzi, Marcello Romolo, Lucia Mandarini, Gigio Morra, Antonello Cossia, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Mariangela Robustelli, Francesco Paglino. Composto di seguito a La grande Magia (di cui ne abbiamo avuto una magistrale rilettura da parte di Luca De Filippo nel mese di febbraio al teatro Quirino), questa farsa tragica fa parte del genere dell’illusione in cui si rincorrono e si confondono finzione e realtà, quei temi tanto cari al maestro di Eduardo, Luigi Pirandello. Rifugiarsi nell’illusione per sfuggire ad una realtà priva di certezze, ad una società sorda, all’impoverimento dei valori umani schiacciati dal secondo conflitto mondiale rappresentava, emblematicamente, la via di fuga dalla condizione psicologica ed emotiva dell’uomo di metà novecento e rappresenta ancora oggi il disorientamento dell’animo umano, la ricerca di nuovi valori etici, sociali e politici in cui credere. In quest’opera dai contorni surreali Eduardo attiva, partendo da un sogno in cui si consuma un assassinio, un meccanismo grottesco, diabolico. Da quelle voci di dentro ecco scatenarsi l’inferno fuori, ecco rivelarsi situazioni paradossali, ecco affiorare bieche ed oscure verità. Al linguaggio dei caratteri descritti nell’opera si oppone un personaggio che esprime chiaramente il rifiuto di interagire con la comunità sociale: lo zi’ Nicola è l’emblema della ribellione ad un disagio collettivo: il suo silenzio rappresenta l’inutilità di parlare ad una umanità sorda. L’umorismo eduardiano solcato da linee tragiche, il sorriso stretto tra i denti di quei personaggi sbigottiti, la voglia di uscire dall’incubo della miseria economica e morale generata dai boati bellici rappresenta l’analisi attenta delle inquietudini umane di ieri e di sempre.

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“Eduardo De Filippo è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare: dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare. E’ inoltre l’autore italiano che con maggior efficacia, all’interno del suo meccanismo drammaturgico, favorisce l’incontro e non la separazione tra testo e messa in scena. Seguendo il suo insegnamento cerco nel mio lavoro di non far mai prevalere il testo sull’interpretazione, l’interpretazione sul testo, la regia sul testo e sull’interpretazione. Il profondo spazio silenzioso che c’è fra il testo, gli interpreti ed il pubblico va riempito di senso sera per sera sul palcoscenico, replica dopo replica.”

 Toni Servillo

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