Cyborg 1.0 – Roberto Serafini

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La moralità della scienza

cover Cyborg_AmazonOggi sono molto contenta perché alcuni degli scrittori che vi sto presentando li conosco personalmente e so che stanno percorrendo i sentieri della loro ispirazione letteraria, e soprattutto scrivendo, si perfezionano sempre di più. In questo caso vi parlo del collega Roberto Serafini, col quale ho collaborato anche a proposito del mio ultimo romanzo “Legato ad un’Ombra”. Il suo ultimo lavoro s’intitola “Cyborg 1.0” ed è un intrigante thriller che stimola riflessioni sulla moralità della scienza e dell’evoluzione tecnologica (Youcanprint 2014). Gli ho riservato un’intervista, eccola per voi.

 Raccontaci la trama del romanzo.

In un futuro molto prossimo, un giovane ingegnere costruisce un avanzatissimo robot, in tutto simile ad un essere umano, nel caso specifico, una bellissima donna. Quando ormai è imminente la messa in commercio del prodotto, che sarà di utilità e beneficio in moltissimi campi della vita, il suo creatore prende tempo, accampando come scusa quella di dover portare a termine personalmente alcuni test. In realtà vuole provare a vivere qualche giorno con la sua “creatura” e tornerà per questo nella casa dei suoi genitori. L’incontro con una giovane vicina di casa, per la quale proverà dei sentimenti, e il precipitare di certe situazioni, lo inducono però a tentare un esperimento al limite dell’impossibile ma che è anche la naturale evoluzione, per il momento “segreta”, del progetto Cyborg 1.0. L’evoluzione che forse ci attende davvero nel prossimo futuro.

– Si scrive per gli altri o si scrive per se stessi?

Spesso ho sentito scrittori dire che si scrive soprattutto per se stessi, di non pensare al fatto che nessuno compra i tuoi libri e cose di questo tipo. Io sono convinto che, come anche negli altri campi artistici, come la musica la pittura, la scultura… chi ha qualcosa da dire, ed è in grado di farlo con la propria arte, abbia il desiderio di trasmetterlo agli altri. Non avrebbe senso comporre delle cose e tenerle dentro un cassetto. Quindi dico che si scrive, si disegna, si compone musica… per gli altri.

– Ti soddisfa il mercato editoriale contemporaneo, cosa cambieresti?

Gli editori italiani che puntano sui giovani scrittori esordienti sono molto pochi. Avviene più spesso con le piccole case editrici o quelle che nascono ponendosi come scopo principale proprio quello di promuovere i nuovi scrittori. La produzione libraria è immensa, basti pensare che vengono pubblicati non meno di 170 libri al giorno, tra nuovi titoli, nuove edizioni e ristampe. Questa mole di libri viene assorbita solo in minima parte dal pubblico, che non viene quindi neanche a conoscenza di quello che viene complessivamente pubblicato. A questo si aggiunga la nuova frontiera dell’auto-produzione, dove chiunque oggi può pubblicare qualsiasi cosa stampando anche una sola copia cartacea. Molto ironicamente mi viene da dire che oggi, in Italia soprattutto, ci sono più scrittori che lettori. Fortunato è colui che riesce con le sole proprie forze, a far giungere il suo libro a 300-400 persone. Sarebbe già un grande successo. Anche l’ebook è una nuova frontiera che secondo me prenderà sempre più piede. In conclusione, si può fare a meno della casa editrice tradizionale per certi versi, ma se non hai una casa editrice tradizionale alle spalle, non vai molto lontano.

– Quando la scienza diventa immorale?

La scienza non è mai immorale. È l’uomo che può essere immorale, utilizzando la scienza come scudo. Fare delle cose “per il bene della scienza” a discapito di esseri umani o di animali non è mai giusto. Negli anni ’30 Walter Jackson Freeman lobotomizzava le persone, credendo in questo modo di curare i disturbi psichici. Negli anni ’40 si iniettavano infezioni per testare la penicillina, fino alla fine degli anni ’80 si usava l’elettroshock per curare i disturbi mentali, per non parlare dei test nucleari alle Isole Marshall, e i test sugli animali.

Claudia Crocioni

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