L’arte Etrusca nella tomba dell’orco di Tarquinia

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Tracciati d’Arte n. 5

AE5_1In Etruria le tombe tarquinesi del III sec. a.C. sono dominate dai signori della morte, demoni che non hanno riscontro in altri popoli. È l’età della decadenza, della perdita della guerra e della libertà. Nessun’altra mitologia riporta la figura di Tuchulcha, un concentrato di animali e di malvagità, che nulla ha di umano. “Le sue ali somigliano a quelle del pipistrello; due serpenti gli si drizzano dalla fronte e gli si annodano sulla testa. Le orecchie sono di cavallo; gli occhi di cinghiale e, invece di naso e bocca, ha un becco mostruoso d’uccello. Le braccia e le gambe, avvinte da serpenti, sembrano tentacoli velenosi, che scuotono l’orribile corpo in una specie di frenetica rabbia maligna”. (Piero Bargellini. L’arte etrusco. 1958). Nei dipinti troviamo demoni femminili: le Lase. Camminano dinanzi ad ogni uomo con in mano il rotolo che parla della sua vita: di quanto di bene e di male abbia fatto il defunto. Nessuno può sfuggire alla punizione dei Numi infernali anche i giusti debbono morire, scendere nel regno delle ombre. Sul loro capo dovrà abbattersi il martello che darà l’addio alla vita. Tutto ciò è ben visibile nella Tomba dell’Orco, cosi chiamata perché riproduceva scene infernali. Senza più un raggio di sole i banchetti funebri sono oscuri e tristi; Lase, defunti che giungono sulle bighe, servitori… è tutto malinconico e crudele allo stesso tempo triste e malinconica è anche la bellissima Velia, sposa dei Velca di Tarquinia. Forse nemmeno l’arte greca ci ha regalato una figura di cosi intensità patetica con il suo sguardo triste (vedi foto) “Mondo crudel è l’ora dell’addio”. La mia vita terrena finisce qui. Un sorriso amaro è l’ultimo saluto, quasi verbale, della delusione della vita e del disinganno della morte. Siamo lontani, secoli e secoli, dai festosi banchetti di un tempo. La morte fa veramente paura.

Aldo Ercoli

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