Giacomo specchia, il picco del cielo

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Tracciati d’Arte n. 4

“Nella vita facciamo delle scelte, a volte giuste e a volte sbagliate. Ma poi conosciamo delle  persone straordinarie e capiamo che senza quelle decisioni in particolare non le avremmo mai conosciute e così cominciamo ad apprezzare anche i nostri errori…”

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“Il picco del cielo” è il primo romanzo di Giacomo Specchia, lo pubblica Il Violino Edizioni. La prima volta che ho incontrato il suo giovane autore gli ho chiesto: “Vista la tua età, cosa ti ha spinto ad iniziare a scrivere una storia fino a portarla a termine?” e lui mi ha risposto: “Beh, non c’è un vero motivo … io … ne sono rimasto intrappolato”. La storia parla d’amore come suole accadere di narrare ai giovani scrittori contemporanei, ma i due protagonisti Oliver e Veronica vivono molto altro, vivono la malattia, vivono il viaggio ed i loro incontri. Il romanzo non è autobiografico tuttavia in ogni personaggio è intrappolato un lato comportamentale del carattere di Giacomo autore. Ciò  che lui vuole trasmettere è che la lettura è sinonimo di sogno, di vita e di amore e bisogna ritrovare lo scopo ludico del romanzo, che deve poter servire a migliorare la qualità della nostra quotidianità e non farla piombare in un rimente nichilismo informativo o nozionistico. E Giacomo lo fa attraverso l’uso di una figura retorica importante come la metafora, che secondo lui esprime meglio il messaggio che si vuole trasmettere. Nei ringraziamenti del mio romanzo “Alienato” dicevo: ” In delitto e castigo di Dostoevskij, Raskolnikov credeva che esistessero due tipi di uomo. Il primo, non è in grado di sostenere l’immoralità, e si lascia inghiottire da essa, trascinare via da essa. Il secondo invece, la strumentalizza, rendendola funzionale al progresso. Ora io credo che, senza arrivare ad uccidere nessuno ovviamente, neppure le vecchie usuraie, ci sono alcuni giovani in potenza di elaborare l’infinità di messaggi immorali di cui siamo bombardati; tornate a pensare al computer e soprattutto alla televisione … Dicevo prendere l’immoralità e costruire qualcosa di diverso da essa, qualcosa di nuovo da essa, qualcosa di migliore da essa”. Giacomo Specchia è uno dei giovani del secondo tipo.

Claudia Crocioni

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