50 Opere in mostra di Renato Guttuso

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Quest’anno il Museo Archeologico Regionale di Aosta, apre la stagione primaverile con la mostra pittorica “Il Realismo e l’attualità dell’immagine”, dedicata al grande artista siciliano Renato Guttuso scomparso nel 1987.

La sezione mostre del Museo ha presentato cinquanta quadri dell’artista, esposizione curata da Flaminio Gualdoni e Franco Calarota. Passeggiando adagio attraverso le sale, illuminate da una penombra che non aggredisce i dipinti, si ha la sensazione di trascorrere la vita del pittore. Si percepisce, quanto effettivamente Guttuso scelga una doppia identità per la sua pittura. Da un  lato le attribuisce un valore di racconto simbolico che mi riporta indietro nel tempo a quando nell’Antica Roma gli scultori dei rilievi storici o delle colonne Aureliana e Traiana, utilizzavano le sculture come linguaggio storico e celebrativo.

Guttuso ci presenta i suoi quadri come un manifesto, ma con la differenza che raffigurare in maniera realistica dei soggetti, significava non fare della retorica celebrativa, come nell’antichità, bensì interpretare seriamente il proprio tempo, per giungere alla creazione addirittura di un nuovo periodo epico. Dall’altro la sua pittura è testimonianza del rapporto attivo dell’artista con la storia.

Renato Guttuso ha occupato un posto di rilievo nell’arte del II dopoguerra; quando “l’impasse” per i pittori del ‘900 era mitizzare la propria disciplina. Il pittore riesce attraverso l’utilizzo di diversi registri; natura morta, ritratto, pittura popolare, l’amore per il Rinascimento, la famosa arte murale messicana, a fondere i soggetti passando da un’oggettività a un’allegoria, fino a trasmettere un’enorme forza comunicativa.

Intorno agli anni ’60 scriveva: ”Se io potessi, per un’attenzione del Padreterno, scegliere un momento nella storia e un mestiere, sceglierei questo tempo e il mestiere di pittore…”

Quando Guttuso dipingeva, aveva sempre una certezza e un dubbio, che non gli provenivano dal mondo, ma dalla consapevolezza che dipingere non era una convenzione, ma una necessità. Un quadro che a mio avviso incarna pienamente questo concetto è sicuramente” L’Eroina garibaldina” del 1954, (olio su tela, cm 110×120, Galleria d’arte Maggiore, Bologna). La donna stesa a terra, esanime e gigantesca, occupa quasi l’intera superficie della tela, comunica al mondo il dramma politico della guerra, il bisogno di testimoniare la lotta partigiana. La straordinaria resa di questi colpi di pennellate vivaci rosse, anche tra i capelli, che inneggiano il sangue versato per la patria, rende l’opera rappresentativa per il periodo storico che l’Italia stava vivendo.

Guttuso non si limita a raffigurare un’arte che parli solo di se stesso, ma che riconduca l’uomo “al centro dell’attenzione” (Flaminio Gualdoni).  Ogni soggetto rappresentato è come se gridasse dal suo interno un’energia, ricercatrice di un ruolo primario nell’arte. Il dipingere deve diventare un dialogo che inviti lo spettatore a “pensare insieme alla pittura” (Franco Calarota).

Tuttavia per Guttuso la vera libertà per l’essere umano stava proprio nell’esprimere la verità anche attraverso, perché no, la raffigurazione di tante nature morte che servono all’artista per segnare in maniera permanente momenti cruciali della sua esistenza. Interessante dal punto di vista interpretativo è la sezione dedicata allo Zodiaco.

Nella sala sono esposte dodici litografie a 6-18 colori, cm 50×70, del connubio sinuoso tra la mitologia, la classicità greca, legata alla riproduzione di un bronzo di Riace e l’essere umano la cui parte bestiale si sostituisce a quella fatale.

Questo ciclo fu ispirato dal trionfo della morte celebrato nell’opera Guernica di Picasso, realizzata nel 1937. Fu Brandi che regalò a Guttuso nel 1938 una cartolina dell’opera e lui la conservò fino al 1943 in tasca, divenendo una chiave di lettura su quest’aspetto dell’animo umano che arriva a condizionare il nostro destino.

L’opera più nota è certamente “Il Comizio di quartiere”, realizzato nel 1975, acrilico e collage su carta intelata, cm 210×200, del GAM di Bologna. E’ una testimonianza del suo tempo, utilizzata dall’artista per comunicarci, il dubbio, la certezza, la speranza e la fiducia del suo vissuto, come fosse una realtà tutta da scoprire. Opera emblematica è “L’Omaggio agli Impressionisti” del 1966, con il sole e l’orecchio di Van Gogh, Seurat, Cézanne e Picasso. Dopo gli anni sessanta, Guttuso cominciò a definire il Realismo, come un tentativo da parte dell’arte di non precipitare in un baratro, ma di fronteggiare il pericolo attraverso la pittura. Sicuramente Renato Guttuso rappresenta il caso limite di un artista che è riuscito a far coesistere la politica con una sorta di sintesi stilistica; questa oggi è la giusta chiave di lettura che offrono i critici d’arte del grande pittore. Sarebbe bello e così farò, concludere questo viaggio attraverso le opere di Guttuso, con una citazione, che invita chi come me ama l’arte dal profondo dell’animo, a riflettere sul significato vero di ciò che essa ci trasmette: “Il pittore è un filosofo, la sua filosofia è la pittura e non il discorso filosofico. Dipingere non è difficile, è difficile pensare”. R. Guttuso, 1965.

Patrizia Maio,  docente e Storica dell’Arte.

 

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